VICENDA BANCHE VENETE

Commissione di inchiesta sulle banche venete, palleggiamento di responsabilità tra Consob e Banca d'Italia

Palleggiamento di responsabilità tra Consob e Banca d'Italia oggi in commissione d'inchiesta sulle banche venete

Si è svolta stamattina la commissione di inchiesta sulle banche e dopo le sedute avvenute la scorsa settimana, il dibattito si è trasformato in un palleggiamento di responsabilità tra Consob e Banca d'Italia trasformando l'aula di commissione in un aula di tribunale.
Dopo gli interventi della scorsa settimana vengono sentite per fornire maggiori chiarimenti su alcuni punti, prima singolarmente e poi uno contro l'altro in una sorta di confronto all'americana. La commissione, a sorpresa, ha scelto di audire in forma testimoniale i due. I loro interventi, sotto giuramento, hanno quindi valore di testimonianza, esattamente come se si trovassero in un'aula di tribunale.

Il primo attacco lo effettua Angelo Apponi direttore generale di Consob, affermando che Banca d'Italia non segnalò alla Consob "problemi" di Veneto Banca in vista dell'aumento di capitale del 2013 anzi indicò che l'operazione era "strumentale a obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità"
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Secondo Apponi la Consob ricevette dalla Banca d'Italia nel 2013 informazioni incomplete per valutare il prezzo dell'aumento di capitale lanciato quell'anno da Veneto Banca. "Ci viene detto (nella comunicazione ricevuta da via nazionale, ndr) che il prezzo è alto. Altro è quello che leggiamo nel verbale ispettivo, che riceviamo nel 2015, dove si dice che la metodologia di calcolo del prezzo è irrazionale e ci sono dei vizi. L'informazione è significativamente diversa". Quanto a Banca Popolare di Vicenza, ha rilevato Apponi, Consob "non ricevette nessuna informazione da parte di Bankitalia sul prezzo".

"Le reazioni della Consob - ha spiegato ancora Apponi - dipendono dal tipo di informazioni e dalla convergenza di indizi. L'ispezione si fa quando esistono sufficienti indizi". La vicenda del prezzo delle azioni "Riteniamo che sia stata seriamente trattata con una nota nel prospetto informativo che è il documento previsto dalle norme comunitarie, può piacere o no. All'epoca non avevamo indizi e infatti abbiamo proceduto quando ci hanno informato". Apponi ha quindi ribadito che "Se avessimo avuto segnali di quella profondità avremmo reagito in maniera diversa". Secondo il dg di Consob la lettera di Bankitalia dell'8 maggio 2013 "non mi sembra che segnalasse una sofferenza, anzi prevedeva un'acquisizione".

Il tema del prezzo delle azioni dell'aumento di capitale lanciato dagli istiuti veneti è proprio uno di quelli su cui sono emerse le maggiori contraddizioni nel primo intervento in aula dei due. Prezzo che sarebbe stato stabilito al di sopra del valore di mercato con meccanismi carenti e oggetto di forti rilievi nelle ispezioni di Banca d'Italia. Verbali ispettivi che non è chiaro se siano stati trasmessi a Consob anche in forma non integrale.

Da fine 2014 - ha sottolineato anche Apponi - c'è stato un aumento 'esplosivo' degli esposti ricevuti dalla Consob sulle banche venete. "Fino al 2013 ricevevamo un numero di esposti estremamente limitato, a fine 2014 e nel 2015 il fenomeno degli esposti è molto più esplosivo", ha spiegato Apponi: nel dettaglio, su Veneto Banca 10 nel 2013, 111 a fine 2014 e 171 nel 2015. Su Bpvi, 2 esposti nel 2013, 13 a fine 2014 e 104 nel 2015.

Diversa la posizione del capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo, secondo cui nel novembre 2013 la Banca d'Italia segnalò alla Consob che il prezzo per l'aumento di capitale di Veneto Banca era "incoerente con il contesto economico, vista la crisi in atto" e considerate anche le "negative performance reddituali dell' esercizio 2012". Barbagallo ha precisato che "questa è informativa mandata alla Consob" che, a suo parere "era più che sufficiente a far scattare il warning della Consob".

Insomma ognuno porta le sue motivazioni, alla fine però hanno pagato i poveri investitori, ciò poteva, in parte, essere evitato?

di MICHELE PIGOZZO

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