GUSTI E SAPORI

Un nome meritato caratterizza la storia di un formaggio di montagna e ne avvalora il gusto

Incroci di sapori e di gusto, oggi troviamo una birrina prodotta artigianalmente che accompagna un signor formaggio caratterizzato dalla crosta nera, una scelta che dal passato viene portata avanti per portarlo alla giusta maturazione.

Il Parmigiano Reggiano è sicuramente il Re della tavola, conosciuto e invidiato in tutto il mondo. Passeggiando per le vie centrali di Bologna, non puo mancare un giro per via Pescherie Vecchie e tra le meraviglie alimentari esposte in vetrina, si arriva davanti alla vetrina del negozio "La Baita formaggi" dove una volta entrati conosceremo la storia di "Sua Maestà il Nero" e ne assaggeremo il sapore.
"Sua maestà il Nero" è un' eccezionale formaggio di montagna, prodotto in un ambiente incontaminato con lavorazioni che mantengono inalterati i sapori autentici e con la passione di un tempo. Viene chiamato così perchè ricoperto all'esterno con carbone vegetale e cera d'api, il che rende il formaggio morbido, gustoso, fragrante e più digeribile. In passato si usavano metodi ereditati dai frati Cappuccini per ottenere un formaggio di montagna dalla crosta più sottile e l'invecchiamento era rallentato con cenere e olio, permettendo così di avere la stessa fragranza del formaggio a crosta dura. È un ottimo formaggio da pasteggio e, grattugiato, è ideale per dare più gusto a ogni piatto. Perfetto l'abbinamento con pere, miele, noci e, soprattutto, con l'uva.
Possiamo sicuramente definirlo una delizia per il palato, questo formaggio raggruppa nel suo sapore tutte le caratterristiche del buon "Parmigiano Reggiano" re dei formaggi, e ne regge il confronto, da qui il suo nome, che vuole metterlo a confronto con il "Re", nome che unisce il colore della crosta alla superiorità nel gusto e nel apporto nutrizionale di questo prodotto caseario. Nella sua filiera produttiva troviamo un risveglio dei valori e un richiamo alla campagna emiliana, dove le mucche pascolano su prati selezionati e certificati, gli allevatori ne raccolgono il latte che proviene da aziende agricole di dimensioni medio piccole, distribuite sul versante bolognese dell’Appennino tosco-emiliano, in cui le mucche vengono mantenute in ampie stalle o a libero pascolo quindi avviene la trasformazione in formaggio, il tutto in una processo certificato e, come nei tempi antichi, continua la sua stagionatura con una variante in crosta che lo rende maggiormente bio e dona allo stesso un nuovo sapore.
  

di MICHELE PIGOZZO